
Ho conosciuto Alessandra arrampicando, in una palestra che frequento in particolare nelle calde serate estive. Ci hanno presentato degli amici in comune, stupiti dalla nostra somiglianza fisica – spesso ci capita di essere scambiate l’una per l’altra, oppure ci viene chiesto se siamo sorelle. Somiglianza fisica a parte, da subito ci ha accomunate un’intesa sulla visione della montagna, dell’arrampicata, e della vita in generale, che ci ha avvicinate ed ha reso Alessandra una cara amica. Ho per questo voluto che fosse lei la prima persona che ho intervistato per questo mio blog.
Dopo una serata a base di pizza e birrette, abbiamo fatto una chiacchierata, e qui ne riporto le parti più salienti e gli spunti che più mi hanno fatta riflettere. Alessandra mi ha confidato com’è nata la sua passione verticale, e come la montagna e l’arrampicata siano per lei diventate palestre di vita – aspetto che, devo dire, la accomuna a me ed a diverse altre persone con cui ci ritroviamo a condividere questo spazio. Abbiamo poi parlato di come una passione può essere vissuta anche in modo malsano, e delle differenze di un approccio maschile e femminile allo spazio della montagna. Abbiamo concluso confrontandoci su consigli pratici, consigliando letture e confidando obiettivi e sogni.
Grazie mille Ale per la fiducia, e spero che, per voi che state leggendo, questa chiacchierata offra spunti di riflessione interessanti e stimolanti.
COME TI SEI APPASSIONATA ALLA MONTAGNA ED ALL’ARRAMPICATA?
Mi sono appassionata alla montagna da bambina, quando con la mia famiglia visitavo posti nuovi per andare a camminare e sciare. Ne ho ricordi molto belli, legati allo stare insieme con i miei genitori ed i miei fratelli.
Mi piaceva molto, ma poi crescendo mi sono allontanata dall’ambiente. Ho deciso di andare a studiare all’università in Spagna, a Madrid, e nonostante la volontà di continuare ad andare in montagna, anche nelle pause di studio, non ci sono mai riuscita.
E’ cambiato tutto col Covid, un periodo che è stato per molti fonte di cambiamento, in positivo o in negativo. Personalmente, mi ha dato la possibilità di rimettermi in connessione con me stessa, ho ricominciato a passare del tempo in mezzo alla natura ed in montagna. La passione per la montagna si e’ riaccesa, è cambiata, si è amplificata. Sono riuscita a ritrovare una serenità, un sentirsi bene che non riuscivo a ricollegare a nessun’altra cosa.
Ho iniziato anche ad arrampicare, e sono riuscita a trovare una cosa che facevo completamente per me stessa, in cui sentivo che riuscivo a superare i miei limiti e le mie paure. Ho conosciuto nuove persone in palestra a San Vito, con cui ho stretto rapporti di amicizia, in un mondo post-Covid in cui non eravamo piu’ abituati a relazionarci l’uno con l’altro.
La mia passione per la montagna è quindi cambiata, come sono cambiata io; ora mi dà un senso di libertà, di stare bene, un senso di appartenenza non tanto ad un gruppo quanto ad un contesto. In più, mi permette di godere di tante cose semplici a cui normalmente non fai caso: quand’è l’ultima volta che ci siamo goduti un tramonto?
HAI QUINDI RITROVATO AMICI CHE NEGLI ANNI AVEVI PERSO DI VISTA, OPPURE HAI CONOSCIUTO PERSONE NUOVE?
Ho conosciuto persone nuove. Tornando dalla Spagna la mia vita è cambiata completamente, e quindi anche le persone che frequento.
In Spagna vivevo in città, frequentavo ambienti “chic”, facevamo gli aperitivi ed i viaggi in altre città dove fare altri aperitivi. Era un mondo molto basato sulle apparenze.
L’arrampicata e la montagna invece mi hanno avvicinato ad un mondo completamente diverso.
QUINDI LA SVOLTA È STATA IL RITORNO DALLA SPAGNA, SEGUITO POI DAL PERIODO DEL COVID. E’ STATO M. (il fratello, nda) A PORTARTI AD ARRAMPICARE PER LA PRIMA VOLTA?
In realtà M. mi chiedeva sempre di andare ad arrampicare a Trieste, dove studiava. Ci sono andata una volta e mi era piaciuto, ma non mi ha fatto perdere la testa subito.
Dopo un po’ un’amica mi ha chiesto di fare un corso con lei in palestra a San Vito, visto che conosceva altre ragazze che lo avevano fatto. Inizialmente non ero molto motivata, avevo appena iniziato ad andare in palestra e non mi interessava. Ma poi ho deciso di provare.
Alla fine la mia amica non si è nemmeno presentata, mi ha lasciata sola, e da lì mi sono innamorata dell’arrampicata. E sono stata poi io a tirare dentro M.!
Con lui e la morosa invece ho iniziato più regolarmente ad andare a fare camminate in montagna.

TEMPO PER TE STESSA: COSA POSITIVA? TI HA MESSO DI FRONTE A DIFFICOLTÀ?
Durante il Covid, finita l’università e le mie prime esperienze lavorative, per forza di cause maggiori sono stata sbattuta nuovamente in campagna, e ho vissuto un momento pieno di incertezze, di paure e di ansie.
L’arrampicata è diventata una palestra di vita, che mi ha aiutata a rendermi conto come io da sola fossi in grado di affrontare determinate paure. Per esempio, inizialmente avevo paura che tutti in palestra mi stessero a guardare e giudicare; poi piano piano ho capito che non era così, ed ho superato quest’ansia. Così mi sono resa conto che potevo superare anche altre difficoltà, che avevo le capacità per andare oltre.
Mi ha aiutato anche nella gestione delle paure proprio a livello fisico. Per esempio, arrampicando, quando ho paura di cadere, ho imparato che per calmare l’agitazione devo respirare, concentrarmi sul mio corpo, ripetermi che anche se cado non succede niente. E anche quando poi finisci per cadere, rendersi conto che non ti sei fatta nulla.
MOLTI PARLANO COSÌ DELL’ARRAMPICATA, MA IO HO NOTATO CHE PUÒ ANCHE DIVENTARE UNA SCAPPATOIA DALLA VITA. CHE NE PENSI?
L’ho notato anche io, l’arrampicata può anche avere connotati negativi, specie in relazione alle strutture sociali che si vengono a creare. Per esempio, quando senti che per essere “degno” di restare in un gruppo devi portare a casa un determinato obiettivo, un risultato, essere “bravo”. In realtà spesso a nessuno interessa quello che stai facendo…
E poi il confine tra l’arrampicare perché mi fa stare bene, e l’arrampicare per distrazione da cose che non voglio affrontare e’ molto sottile.
APPROCCIO CHE IO RICONOSCO SOPRATTUTTO NEGLI UOMINI?
In entrambi i casi, sì. Secondo me noi ragazze e donne siamo molto più in contatto con le nostre emozioni, con i nostri pensieri, e viviamo l’arrampicata come uno dei modi per completarci come persone.
Noi donne siamo molto competitive, ma soprattutto con noi stesse. Siamo molto rigide con noi stesse perché la società ci impone la perfezione, ma allo stesso tempo viviamo lo sport come un modo per iniziare a rompere questi schemi, e quindi ci divertiamo. Ce lo godiamo, senza darci obiettivi dettati da aspettative estrinseche.
Sentendo parlare anche donne famose, come la Mingolla, mi hanno trasmesso una forte passione, un’emozione incredibile, che non ho percepito parlando con molti uomini.
Inoltre, a me sembra comunque che le ragazze che ci circondano vivano l’arrampicata e la montagna come una delle passioni, ma che oltre quella abbiano il lavoro, la casa, altri interessi.
HAI NOTATO QUALCHE BARRIERA COME DONNA APPROCCIANDOTI ALL’ARRAMPICATA? NE NOTI ADESSO?
Sono stata fortunata perché la prima persona ad accogliermi in palestra a San Vito è stata una ragazza, che era l’istruttrice del corso che ho frequentato. Mi ha subito messa a mio agio, e protetta da dinamiche di genere che possono magari emergere.
Mi sono poi accorta come la forza fisica delle ragazze venga sminuita. Quando per esempio una donna fa un passaggio duro in una via, ci sono alcuni uomini che esprimono invidia, minimizzano la difficoltà dell’atto, o esprimono come sia strano che LEI sia riuscita a farlo quando loro hanno fallito. Altre volte ci danno consigli – non richiesti – su come scalare meglio, senza rendersi conto, per esempio, che i nostri corpi sono diversi, oppure che vogliamo semplicemente provare a chiudere la via sperimentando da sole.
Sembra quasi come se l’arrampicata fosse uno sport molto maschile concesso agli uomini dagli uomini, però poi nella realtà le donne sono in grado di spaccare e avere risultati anche più alti degli uomini.
Devo dire comunque che la maggior parte sono genuinamente contenti dei nostri successi. E per molti i commenti provengono da un desiderio genuino di essere d’aiuto – che però magari ha tutt’altro effetto.


TORNANDO ALLA MONTAGNA ED AL FATTO CHE TI PERMETTA DI RENDERTI CONTO DI COSA SIA VERAMENTE IMPORTANTE PER TE: COSA RITIENI SUPERFLUO NELLA VITA?
Preoccupazioni e pensieri mondani, come per esempio le bollette da pagare, o il bonifico da fare. Non che non siano importanti; ma arrampicando, facendo fatica in montagna, riusciamo a dimenticarcene, almeno per un po’, perché dobbiamo concentrarci su altro per chiudere il passaggio, e tornare a casa interi. E’ come nel preparare lo zaino per andare in alta quota: bisogna lasciare a casa i pesi inutili, che siano fisici, come la felpina in più, o mentali.
Anche in questo la montagna è palestra di vita: mi fa rendere conto di quali pensieri siano inutili nella vita, e di come invece ci dimentichiamo di goderci le cose per come sono. L’alba, la camminata, vivere il momento, la fatica…
A LIVELLO PRATICO, COSA HAI IMPARATO A LASCIARE A CASA?
Grazie a M., ho sempre pensato in maniera super tecnica – è sempre stato un bacchettone!
Inizialmente mi portavo troppa acqua, le birre, troppo cibo, ora ho imparato cosa mi serve e tutto il resto lo lascio giù. Portavo sempre cambi extra di abbigliamento, ora ho investito in un buon guscio, dei pantaloni ed una maglietta tecnica, e bastano quelli.
HAI DEGLI OBIETTIVI CHE VORRESTI REALIZZARE?
Ci sono tante cime che vorrei fare e non ho mai fatto. Sicuramente il Coglians, poi il bivacco Brollo che è nella Cresta dei Musi, oppure la ferrata senza confini. Poi anche lo Jof di Montasio.
Nell’arrampicata, vorrei raggiungere il mio massimo grado, che non so bene quale sia… Sicuramente scalare i sesti da prima in falesia.
L’importante però per me è continuare a godere la cosa, senza entrare in competizione né con gli altri, né con me stessa. Lo farò io, quando mi sento io, come lo voglio io.
VORRESTI AGGIUNGERE QUALCOSA?
Mi piace molto come la montagna e l’arrampicata sia uno spazio che porti vicino persone di generazioni diverse. Non ne ho incontrati molti, di contesti così… e per questo, all’inizio la cosa può sembrare un po’ strana, ma poi ti rendi conto di quanto si possa impare da queste relazioni intergenerazionali.
PER CONCLUDERE, HAI DEI LIBRI DA CONSIGLIARE?
Moltissimi, non saprei da dove iniziare…
Parlando di romanzi, a me è piaciuto moltissimo “Le otto montagne” (di Paolo Cognetti, nda).
Poi mi è piaciuta tantissimo la biografia della Mingolla (Federica, “Fragile come una roccia”, nda), perché mi sono sentita tanto legata a lei. Mi ha colpito la sua spontaneità, la sincerità della sua passione, ed il fatto che una ragazza così semplice, che può essere mia amica, sia riuscita a realizzare imprese e scalate così importanti.
Ti è piaciuto questo post? Puoi leggere i miei pensieri sulla storia di Federica Mingolla qui.
Ricorda, prima di lasciare un commento leggi la Safer Spaces Policy.