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Blog FEDERICA MINGOLLA: Riflessioni dopo la presentazione del libro

FEDERICA MINGOLLA: Riflessioni dopo la presentazione del libro

Foto di Federica (centrale) con me alla sua destra, ed altri tre amici, alla presentazione del suo libro.

Federica Mingolla è conosciuta negli ambienti dell’arrampicata e dell’alpinismo italiano, ormai da un po’ di tempo; non voglio quindi soffermarmi su lunghe presentazioni. Diversi articoli sono stati scritti su di lei, che si possono trovare online assieme a innumerevoli video e interviste. Quello che però vorrei fare in questo post, invece, è esprimere delle riflessioni, che ho fatto in seguito alla serata in presentazione del suo libro organizzata dal CAI di Spilimbergo.

Farò quindi, in qualche modo, in parte una sua presentazione, in parte recensione della serata in sé… Riflessioni estemporanee, che partono dal vissuto di una donna in montagna, lette dai miei occhi – quelli di una donna in montagna, ma anche politicamente impegnata, che vive sul proprio corpo l’identità politica.

Scegliere la roccia, non la plastica

Federica sceglie l’arrampicata su roccia e l’alpinismo da giovanissima, lasciandosi alle spalle il mondo dell’arrampicata sportiva indoor, su plastica, soprattutto quello agonistico. Non è una scelta dettata dalla mancanza di soddisfazioni agonistiche, ma in qualche modo dalla necessità, dalla presa di coscienza che, per lei, la felicità risiedeva (e lo fa tutt’ora) fra le montagne, in mezzo alla natura, con la roccia sotto i polpastrelli.

Sceglie la roccia invece della plastica: sicuramente in controtendenza rispetto a molti altri arrampicatori professionisti, che, anche per necessità, continuano a competere a livello nazionale e internazionale. Per questo viene esaltata, soprattutto da alpinisti della vecchia guardia, che sembrano vedere la plastica come il demonio, la denaturalizzazione dell’arrampicata. Affezionati a una visione romantica della scalata, sembrano farne una scelta etica, e fanno di Federica una paladina del vero spirito alpinistico; in come ne parlano, e nello scagliarsi contro il mondo delle competizioni e della plastica, ricordano chi, 40 anni fa, vedeva proprio l’arrampicata sportiva su roccia come la denaturalizzazione dell’alpinismo – quello vero e puro, che si fa conquistando cime.

Federica però non ne parla mai come una scelta etica, ma personale: la scelta che la rende felice. Evidenzia cose negative del mondo agonistico, ma non lo condanna, non giudica chi lo sceglie. Sembra che sappia che la scelta della montagna non la rende una scalatrice/persona migliore – ma il coraggio di fare una scelta difficile sì, ed è questo che per me la rende una persona da cui trarre ispirazione.

La questione femminile

Sembra che le persone che hanno guidato Federica, quelle che sono state i suoi punti di riferimento nel suo percorso di arrampicatrice/alpinista, siano principalmente uomini. In particolare, ricorda con affetto, ammirazione e un po’ di dolore Adriano, che l’ha accompagnata quando ha mosso i primi passi sulla roccia e l’ha supportata nel scegliere il mondo dell’outdoor. Spesso mi chiedo, anche per esperienza personale, come mai manchino le donne a guidarci; e soprattutto cosa cambierebbe, nella mia storia da arrampicatrice (e in quella di molte altre) se fossero donne ad accompagnarci fin dal principio.

Pensando a Federica: parla di Adriano principalmente come colui che l’ha spinta, ha creduto nelle sue capacità, ha condiviso con lei i suoi progetti, le ha mostrato le basi dell’alpinismo. Vedo intorno a me, uomini che fanno lo stesso con noi donne/ragazzine, a volte in maniera un po’ morbosa; quasi per elevare sé stessi, scelgono delle protégée a cui aprire il mondo dell’arrampicata. Mi rendo conto che queste relazioni, un po’ malate, che vedo intorno a me, influenzano anche come leggo la possibile relazione tra Federica e Adriano; forse anche ingiustamente, non conoscendoli, non avendoli visti interagire.

Mi colpisce però che Federica menziona due donne nella sua conferenza, e in entrambe le storie prevale la sensazione di cura che le legano a Federica. La prima è sua mamma, dietologa, che l’ha sollevata dalle grinfie di un disordine alimentare. La seconda è Lise, alpinista francese, con cui tenta l’ascesa dell’Aguja Mermoz. Insieme, decidono di tornare a casa e rinunciare alla vetta quando capiscono che avrebbero rischiato troppo.

Sembra essere una decisione presa in comune, forse, quella di non parlare di alpinismo al femminile alla serata del CAI di Spilimbergo. Oppure è una scelta dello speaker, uomo? A un certo punto se ne accenna, velocemente, quasi vergognandosene. È vero, Federica non si può ridurre alla sua identità di genere – ogni persona è molto più complessa. Ma c’è anche una realtà che non si può nascondere, ed è il fatto che, ancora, per molte donne è impossibile fare ciò di cui è stata capace Federica, in un mondo che è ancora maschilista e patriarcale. Per me, non parlarne (almeno per un po’) è stato un peccato, un’occasione persa per stare dal lato delle donne.

In conclusione

Ci sarebbe molto altro che potrei scrivere, sul quale riflettere, partendo da spunti emersi durante la serata o leggendo il libro. Scriverò altri post, e mi piacerebbe tanto poter parlare con Federica, confrontarmi con lei su queste questioni.

Mi fermo qua per il momento. Dicendo che, ancora di più dopo averla conosciuta, Federica Mingolla è un’ispirazione, per chi vive la montagna e l’arrampicata con intensità, e con dolcezza. È un’ispirazione per me, come donna, vedere qualcuna che mi assomiglia e che tira così forte. Mi ricorda che possiamo oltrepassare i paletti che ci impone la società, e prenderci il nostro spazio; emergere dalle fessure delle montagne.


Sito ufficiale di Federica Mingolla

Fragile come la roccia, il libro di Federica Mingolla (non sponsorizzato)

1 commento su “FEDERICA MINGOLLA: Riflessioni dopo la presentazione del libro”

  1. Pingback: INTERVISTA AD ALESSANDRA: mi sono riscoperta in montagna - Fessure

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