Dicembre 2023
Cara Loulou Boulaz,
Non so molto di te, eppure mi ritrovo a leggere le poche testimonianze di chi ti conosceva, gli articoli online delle tue arrampicate, per cercarne una guida, avere un senso di quello che mi diresti.
Mi ritrovo spesso a navigare in uno spazio dove chi mi circonda fa della montagna – dell’alpinismo, dello sci, dell’arrampicata – uno stile di vita, o, addirittura, la ragione della propria vita. Passando le giornate pensando alla prossima volta in cui si troveranno a camminare in un bosco, a toccare la roccia, a camminare con i ramponi. Usando la montagna, l’alpinismo, come luogo dove scappare, dove rifugiarsi, dove dimenticare: il mondo, la vita degli altri, la propria vita.
Non che io non faccia lo stesso, a volte. E lungi da me il giudicare. È solo che in questo approccio non mi riconosco completamente, la montagna, da sola, non mi rende intera.
Dicono che per te l’alpinismo era uno sport, che ha determinato la tua vita, ma che è pur sempre rimasto uno sport. Che il vero filo conduttore è stato per te l’impegno politico, di sinistra, contro le ingiustizie sociali che hai sempre sentito fortemente. Mi riconosco molto in questo.
I miei amici, compagni di avventure, ne sono testimoni: non c’e’ un’uscita in montagna o in falesia che non sia decorata con una discussione politica, ma non conosco altro modo di vivere. D’altronde, quando mi ritrovo unica donna, queer, in un gruppo di uomini, come puo’ non essere cosi’? E quando l’attrezzatura a cui affidiamo la nostra vita e’ la stessa che viene usata per togliere quella di altri da un’altra parte del mondo? Quando gli stessi sentieri che usiamo, i boschi dove scaliamo, sono stati i luoghi dove i partigiani hanno resistito contro i fascisti?
Cara Loulou Boulaz, avrei veramente voluto conoscerti, per sapere se anche tu sentivi il silenzio assordante di tutti coloro che sceglieranno, sempre, una gita in falesia ad una manifestazione in piazza contro la violenza patriarcale. Due settimane fa è stato trovato il corpo di Giulia fra le montagne di Barcis, il 103esimo corpo di una vittima di femminicidio (ad oggi che ti scrivo, le donne morte sono 105). Le montagne la custodiranno, e sono portatrici della mia rabbia; ma in quanti ancora preferiranno il silenzio e l’evasione delle alpi alle urla di chi si ribella?
Nonostante non ti abbia mai conosciuta, Loulou, io ti porto con me. Come guida, e come compagna, almeno fino a quando la nostra rabbia non avrà più modo di esistere, fino a quando avremo combattuto tutti i sistemi di oppressione che affliggono la nostra società.
Grazie mille, Loulou, e che la rabbia ci protegga sempre.